Sandro Luporini |
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PITTORE E SCRITTORE |
Interventi di: Roberto
Barbolini |
Luporini è
un poeta vero la cui metafisica, dopo Carrà e De Chirico, ne
fa un attento osservatore di luci e colori da cui emergono figure ora
minuscole, ora in primo piano, che sembrano immobili, e pure in movimento,
cristallizzate in una fisicità che continuamente rifuggono. E'
questo Sandro Luporini: un pittore della solitudine e del silenzio,
non un pittore della malinconia. Un pittore dei Everardo Dalla Noce [...] Luporini è
pittore che "ci vede bene"; mentre è chiaro che non
soltanto le sue figure "parlano", ma anche le sue spiagge,
i suoi mari, i suoi cieli, i suoi animali (cani sulla rena), le sue
finestre aperte e via a seguire "parlano", o direi meglio
"meditano": senza tuttavia arrivare a essere intrise, cose
e creature, di quella tristezza, o solitudine, alienazione, melensaggine
di spirito e quant'altro sulle quali, a parer mio, alcuni critici hanno
troppo insistito. Penso invece che Luporini dica, dimostri pittoricamente,
da autentico toscano qual è, la verità della realtà
e viceversa, e quindi non inventando niente e nel contempo tutto. Non
voglio farmi prendere da vampate di toscanità: Enzo Fabiani La pittura di Sandro
Luporini sa toccare le corde di una malinconia lirica, segreta e mai
urlata. I luoghi della Versilia, che ritornano con una certa insistenza
nei suoi quadri degli ultimi anni, si presentano con creature di mestizia
(uomini che passeggiano lungo le spiagge nel periodo invernale, e donne,
anche nude, che godono dei primi e degli ultimi raggi di sole) che si
pongono come emblema di una perenne solitudine, di un consapevole smarrimento
dell'io, di un'inquietante attesa. Più che desiderose di immergersi
nelle dolcezze e nei rimpianti che accompagnano la rievocazione di ciò
che non è più, esse tendono a vivere "l'ora presente"
nella dolente coscienza della fragilità umana. Michele Fuoco |
La rappresentazione
delle presenze-assenze nei dipinti struggenti di Sandro Luporini rimanda,
in chiave letteraria, a un' esclamazione nel Caligola di Albert Camus:
"Quando penso all'infinito, quale silenzio! ". Da quattro
decenni, questo pittore dell'assurdo opera, in effetti, lungo il doppio
binario dell'epica del reale e dell'epica dell'esistenza. Paolo Levi La spiaggia, l'ombrellone,
il mare, il cane, la passeggiata solitaria, l'incontro degli amanti,
il veliero d'altri tempi, la nave che si staglia su cupi orizzonti non
hanno nulla della rappresentazione oggettiva, mancano dello spessore
delle cose che esistono autonomamente. I ricordi dell'infanzia legati
all'ambiente versiliese si caricano dell'esperienza della vita adulta
e si trasformano in mobili sequenze mosse da un complesso groviglio
di sensazioni e fantasie. [...] Giuliano Menato
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Luporini
è interprete singolare. Perché è evidente che l'artista
viareggino sia impegnato nella riproposta totale e intimamente analizzata
di quell'elemento della natura che lo tormentava col Tommaso Paloscia Una della passioni che
abbiamo noi che andiamo al mare è di vederlo, dalla spiaggia,
quindi da una certa distanza, sia d'estate che d'inverno. Da quella
distanza, se qualcuno appare, un uomo, una coppia con o senza il cane,
il mito di quei luoghi è certamente perfetto perché la
perfezione è là. Il Giorgio Soavi [...] Ci sarebbe naturalmente da dire sulla pittura come pittura, che in Luporini ha la luce quale protagonista, come osservava benissimo Roberto Tassi. La luce che "vela le apparenze, svela la realtà; appare mutabile, varia, si modifica sottilmente, e quasi delicatamente, secondo gli oggetti su cui si posa, secondo lo spazio che rivela". Ed è evidente che Luporini, pensando in termini di pittura, non possa scindere la complessità della speculazione intorno alla sua storia, alle sue specifiche questioni, al suo stesso mito, dalla sua qualità specifica. E dall'interrogazione che attraverso la pittura porge sulla sua ragion d'essere nell'attualità. [...] Claudio Spadoni
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[...]
L'arte di Luporini è diventata così l'occhio alternativo
a quello naturale, uno sguardo dell'anima, una rielaborazione del proprio
vissuto che si configura come "altro" rispetto alla realtà,
come sua interpretazione anche quando sembra mimèsis o i suoi
significati non risultano del tutto comprensibili. L' "altro"
metafisico di Luporini è allora il processo con cui egli metabolizza
la conoscenza della realtà, la emancipa dalle contingenze spazio
temporali e la carica di nuovi significati rispetto a quelli strettamente
oggettivi, nell'aspirazione di ottenere una conoscenza più approfondita
di essa. [...] L' "altro " pittorico di Luporini ha però
un pregio indiscutibile rispetto all'altro" dei comuni mortali:
quello di mostrarsi esattamente per ciò che è, senza altri
possibili equivoci. Luporini ci fa capire benissimo quello che aveva
già intuito De Chirico: l'immagine dell' "altro" non
si guarda, si rivela. [... ] Ecco perché, ad esempio, rispetto
a una spiaggia reale, le "altre" di Luporini non sono delle
Sandro Luporini nello studio varianti in una casistica potenzialmente
infinita, ma sono rivelazioni, visioni agghiacciate e per certi versi
agghiaccianti del mondo che si manifestano in una maniera volta solo
parzialmente alla ragione. [...] Nelle Vittorio Sgarbi L'avventura di Sandro
Luporini inizia nella Milano degli anni cinquanta nell'ambito del realismo
esistenziale. Ferruccio Veronesi |
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