Sandro Luporini

PITTORE E SCRITTORE
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Interventi di:

Roberto Barbolini
Mauro Corradini
Everardo Dalla Noce
Raffaele De Grada
Mario De Micheli
Enzo Fabiani
Dino Formaggio
Michele Fuoco
Paolo Levi
Giorgio Mascherpa
Giuliano Menato
Nicola Micieli
Tommaso Paloscia
Elena Pontiggia
Elvira Cassa Salvi
Pier Carlo Santini
Antonella Serafini
Giorgio Seveso
Vittorio Sgarbi
Giorgio Soavi
Franco Solmi
Claudio Spadoni
Roberto Tassi
Ferruccio Veronesi

TESTIMONIANZE

 

Luporini è un poeta vero la cui metafisica, dopo Carrà e De Chirico, ne fa un attento osservatore di luci e colori da cui emergono figure ora minuscole, ora in primo piano, che sembrano immobili, e pure in movimento, cristallizzate in una fisicità che continuamente rifuggono. E' questo Sandro Luporini: un pittore della solitudine e del silenzio, non un pittore della malinconia. Un pittore dei
ricordi. Predilige la sua Viareggio, quella dell'infanzia. Quella Viareggio che, nel segreto del suo animo, continua a vivere attraverso i suoi quadri come se il tempo non fosse passato. [...] Un artista vero, un pittore il cui talento è sempre stato grande, anche se poco è stato fatto perché fosse adeguatamente messo in mostra.

Everardo Dalla Noce

[...] Luporini è pittore che "ci vede bene"; mentre è chiaro che non soltanto le sue figure "parlano", ma anche le sue spiagge, i suoi mari, i suoi cieli, i suoi animali (cani sulla rena), le sue finestre aperte e via a seguire "parlano", o direi meglio "meditano": senza tuttavia arrivare a essere intrise, cose e creature, di quella tristezza, o solitudine, alienazione, melensaggine di spirito e quant'altro sulle quali, a parer mio, alcuni critici hanno troppo insistito. Penso invece che Luporini dica, dimostri pittoricamente, da autentico toscano qual è, la verità della realtà e viceversa, e quindi non inventando niente e nel contempo tutto. Non voglio farmi prendere da vampate di toscanità:
ma dire semplicemente che i paesaggi, i cieli, le figure eccetera di Luporini "esistono", e tanti saluti; e non hanno affatto bisogno interpretazioni gazzaniane o comunque letterarie, di ricami filosofeggianti o ideologici.

Enzo Fabiani

La pittura di Sandro Luporini sa toccare le corde di una malinconia lirica, segreta e mai urlata. I luoghi della Versilia, che ritornano con una certa insistenza nei suoi quadri degli ultimi anni, si presentano con creature di mestizia (uomini che passeggiano lungo le spiagge nel periodo invernale, e donne, anche nude, che godono dei primi e degli ultimi raggi di sole) che si pongono come emblema di una perenne solitudine, di un consapevole smarrimento dell'io, di un'inquietante attesa. Più che desiderose di immergersi nelle dolcezze e nei rimpianti che accompagnano la rievocazione di ciò che non è più, esse tendono a vivere "l'ora presente" nella dolente coscienza della fragilità umana.
C'è nelle sue opere un tessuto unitario che, con un'impaginazione di sottile equilibrio geometrico, si connota di un colore sensibilissimo che stende delicati veli di luce. Un tessuto capace di assorbire, in un' espressione totale, descrizione, narrazione e riflessione.

Michele Fuoco

La rappresentazione delle presenze-assenze nei dipinti struggenti di Sandro Luporini rimanda, in chiave letteraria, a un' esclamazione nel Caligola di Albert Camus: "Quando penso all'infinito, quale silenzio! ". Da quattro decenni, questo pittore dell'assurdo opera, in effetti, lungo il doppio binario dell'epica del reale e dell'epica dell'esistenza.
[...] Oltre che per il suo oggettivo e immaginifico disegno pittorico, si deve apprezzare Sandro Luporini come artista virtuoso di variabili tonali, che si intrecciano garbatamente fra loro, portatrici di emozioni costanti. Il suo essere un cantore della solitudine non è mai esaltato da un colore squillante. Per lui la solitudine umana è, in primo luogo, una costruzione astratta. [...] Sandro
Luporini crea delle distanze ottiche e psicologiche tra sé e il "paesaggio" che esprime sempre più una disperante volgarità. La sua sottile tristezza non è indifferenza, ma la silenziosa passione di chi vorrebbe, forse, che "l'impossibile fosse possibile"[...] Possiamo riconoscere nella ricerca di Luporini una sorta di luogo fatato, di figure in attesa (di Godot ? per intenderci), di improbabili
accadimenti, che si materializzano attraverso una materia di grande bellezza, di un maestro che riesce a coniugare la nostalgia con la speranza.

Paolo Levi

La spiaggia, l'ombrellone, il mare, il cane, la passeggiata solitaria, l'incontro degli amanti, il veliero d'altri tempi, la nave che si staglia su cupi orizzonti non hanno nulla della rappresentazione oggettiva, mancano dello spessore delle cose che esistono autonomamente. I ricordi dell'infanzia legati all'ambiente versiliese si caricano dell'esperienza della vita adulta e si trasformano in mobili sequenze mosse da un complesso groviglio di sensazioni e fantasie. [...]
Il magico stupore e l'incantata visione sono per noi il risultato di un raffinato esercizio pittorico che penetra, sgrana e disfa la materia colorata, inondandola di luce. La quale non si posa inerte sulle cose, per rimarcarne l'evidenza, ma trapassa, filtra, imbeve tutta la superficie, e quindi anche le cose, per creare quelle risonanze poetiche che esaltano la pittura e le sue infinite conquiste.

Giuliano Menato

 

Luporini è interprete singolare. Perché è evidente che l'artista viareggino sia impegnato nella riproposta totale e intimamente analizzata di quell'elemento della natura che lo tormentava col
ricordo durante il soggiorno milanese (già all'epoca del gruppo di cui faceva parte, detto "realismo esistenziale") e che ancora costituisce la ragione prima della sua ricerca: la luce o, meglio, una certa luce che non provenga da una qualsiasi fonte esterna ma che sia insita nelle cose rappresentate; e tale che determini il clima e, insieme, il ritmo della poesia di cui si accompagna la recitazione. [... ]

Tommaso Paloscia

Una della passioni che abbiamo noi che andiamo al mare è di vederlo, dalla spiaggia, quindi da una certa distanza, sia d'estate che d'inverno. Da quella distanza, se qualcuno appare, un uomo, una coppia con o senza il cane, il mito di quei luoghi è certamente perfetto perché la perfezione è là. Il
mare è quello vuoto davanti a noi con, al massimo, una figura. O una barchetta abbastanza lontana dalla costa, quando sembra ferma.
Sandro Luporini oltre a essere certamente stato il pittore di quello spettacolo che lui ha visto da solitario, è il poeta di questo modo di dipingere, che resta suo, come se lo avesse inventato lui. [...]

Giorgio Soavi

[...] Ci sarebbe naturalmente da dire sulla pittura come pittura, che in Luporini ha la luce quale protagonista, come osservava benissimo Roberto Tassi. La luce che "vela le apparenze, svela la realtà; appare mutabile, varia, si modifica sottilmente, e quasi delicatamente, secondo gli oggetti su cui si posa, secondo lo spazio che rivela". Ed è evidente che Luporini, pensando in termini di pittura, non possa scindere la complessità della speculazione intorno alla sua storia, alle sue specifiche questioni, al suo stesso mito, dalla sua qualità specifica. E dall'interrogazione che attraverso la pittura porge sulla sua ragion d'essere nell'attualità. [...]

Claudio Spadoni

 

[...] L'arte di Luporini è diventata così l'occhio alternativo a quello naturale, uno sguardo dell'anima, una rielaborazione del proprio vissuto che si configura come "altro" rispetto alla realtà, come sua interpretazione anche quando sembra mimèsis o i suoi significati non risultano del tutto comprensibili. L' "altro" metafisico di Luporini è allora il processo con cui egli metabolizza la conoscenza della realtà, la emancipa dalle contingenze spazio temporali e la carica di nuovi significati rispetto a quelli strettamente oggettivi, nell'aspirazione di ottenere una conoscenza più approfondita di essa. [...] L' "altro " pittorico di Luporini ha però un pregio indiscutibile rispetto all'altro" dei comuni mortali: quello di mostrarsi esattamente per ciò che è, senza altri possibili equivoci. Luporini ci fa capire benissimo quello che aveva già intuito De Chirico: l'immagine dell' "altro" non si guarda, si rivela. [... ] Ecco perché, ad esempio, rispetto a una spiaggia reale, le "altre" di Luporini non sono delle Sandro Luporini nello studio varianti in una casistica potenzialmente infinita, ma sono rivelazioni, visioni agghiacciate e per certi versi agghiaccianti del mondo che si manifestano in una maniera volta solo parzialmente alla ragione. [...] Nelle
pitture di Luporini c'è sempre qualcosa che ci sfugge, un fattore di indefinito e d'instabile in visioni che sono invece impeccabili per lucidità e compiutezza formale. [...]

Vittorio Sgarbi

L'avventura di Sandro Luporini inizia nella Milano degli anni cinquanta nell'ambito del realismo esistenziale.
In questi ultimi vent'anni Luporini è riuscito a creare un suo stile, personale e
inconfondibile.
I soggetti dominanti di quest'ultima fase sono le "finestre" e le "spiagge". Ma ciò che veramente importa è la luce. Limpida, ferma, cristallina negli "interni-esterni", mutevole e varia nelle spiagge, si modifica sottilmente, con dolcezza, a seconda degli oggetti su cui si posa, delle stagioni e delle ore del giorno e, insieme, degli stati d'animo del pittore. [...] Non che la recente pittura di Sandro Luporini sia più fredda, più "di testa", si è fatta semplicemente più essenziale. Se ha perso in istinto,
ha guadagnato in razionalità, conservando però un alto quoziente di poesia, di magia, di mistero.

Ferruccio Veronesi


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